Il mestiere di vivere

[Cesare Pavese]

Non ci si uccide per amore di una donna. Ci si uccide perché un amore, qualunque amore, ci rivela nella nostra nudità, miseria, inermità, amore, disillusione, destino, morte.

L’amore ha la virtù di denudare non i due amanti l’uno di fronte all’altro, ma ciascuno dei due davanti a sé.
[12 ottobre 1940]

Perché, quando si è sbagliato, si dice “un’altra volta saprò come fare” quando si dovrebbe dire
“un’altra volta so già come farò”?
[25 aprile 1938]

La vita non è ricerca di esperienze, ma di se stessi. Scoperto il proprio strato fondamentale ci si accorge che esso combacia col proprio destino e si trova la pace.
[8 agosto 1940]

Ma la grande, la tremenda verità è questa: soffrire non serve a niente.
[1982]

Non si desidera possedere una donna, si desidera possederla noi soli.
[13 novembre 1938]

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Quanto è vera questa osservazione!

Leggendo non cerchiamo idee nuove, ma pensieri già da noi pensati, che acquistano sulla pagina un suggello di conferma. Ci colpiscono degli altri le parole che risuonano in una zona già nostra – che già viviamo – e facendola vibrare ci permettono di cogliere nuovi spunti dentro di noi.
[3 dicembre 1938]

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Non sai che quello che ti tocca una volta si ripete? Che come si è reagito una volta, si reagisce sempre? Non è mica per caso che ti metti nei guai. Poi ci ricaschi. Si chiama il destino.

Viene un giorno che per chi ci ha perseguitato proviamo soltanto indifferenza, stanchezza della sua stupidità. Allora perdoniamo.
[6 settembre 1942]

Questo è definitivo: tutto potrai avere dalla vita, meno che una donna ti chiami il suo uomo. E finora tutta la tua vita era fondata su questa speranza.
[5 gennaio 1938]

Bisogna capire la vita. Capirla quando si è giovani.

E’ cominciata la cadenza del soffrire. Ogni sera all’imbrunire, stretta al cuore, fino a notte.

[to be continued..]