Jul 31 2009

equo e solidale.

Notte di Luna Comanche, come direbbe Tex Willer. Una mezza abbondante luna rossa di fine luglio.

Sensazioni ed emozioni non stupiscono, non giungono inaspettate, trascurabili né improvvise. Sarebbe stato grave il contrario. Blitch ha capito tutto per fortuna, ecco i Dire Straits.

You get a shiver in the dark
Its been raining in the park but meantime
South of the river you stop and you hold everything
A band is blowing dixie double four time
You feel all right when you hear that music ring

You step inside but you dont see too many faces
Coming in out of the rain to hear the jazz go down
Too much competition too many other places
But not too many horns can make that sound
Way on downsouth way on downsouth london town

You check out guitar george he knows all the chords
Mind hes strictly rhythm he doesnt want to make it cry or sing
And an old guitar is all he can afford
When he gets up under the lights to play his thing

And harry doesnt mind if he doesnt make the scene
Hes got a daytime job hes doing alright
He can play honky tonk just like anything
Saving it up for friday night
With the sultans with the sultans of swing

And a crowd of young boys theyre fooling around in the corner
Drunk and dressed in their best brown baggies and their platform soles
They dont give a damn about any trumpet playing band
It aint what they call rock and roll
And the sultans played creole

And then the man he steps right up to the microphone
And says at last just as the time bell rings
thank you goodnight now its time to go home
And he makes it fast with one more thing
we are the sultans of swing

[Dire Straits]


Jul 28 2009

le mie mani.

Pronunzio il tuo nome
nelle notti scure,
quando sorgono gli astri
per bere dalla luna
e dormono le frasche
delle macchie occulte.
E mi sento vuoto
di musica e passione.
Orologio pazzo che suona
antiche ore morte.
Pronunzio il tuo nome
in questa notte scura,
e il tuo nome risuona
più lontano che mai.
Più lontano di tutte le stelle
e più dolente della dolce pioggia.
T’amerò come allora
qualche volta? Che colpa
ha mai questo mio cuore?
Se la nebbia svanisce,
quale nuova passione mi attende?
Sarà tranquilla e pura?
Potessero le mie mani
sfogliare la luna!

[F. G. Lorca]

———————————

Le mie mani sono io
vissute, usate, sporche, ferite, guarite e riferite.
Cicatrici volgari, abitudine, odore, armi, carezze,
ricerca, sesso, amore, amare.
Le mani che sanno, le mie mani sono io.

[M. Solinas]


Jul 22 2009

Sinesteta

Sinestesia: (dal greco syn, “insieme” e aisthánestai, “percepire”) procedimento retorico che consiste nell’associare, all’interno di un’unica immagine, sostantivi e aggettivi appartenenti a sfere sensoriali diverse, che in un rapporto di reciproche interferenze danno origine a un’immagine vividamente inedita.

Ma anche , da wikipedia, l’accezione psicologica:

La sinestesia è un fenomeno sensoriale/percettivo, che indica una “contaminazione” dei sensi nella percezione.
Sinestesia indica situazioni in cui una stimolazione uditiva, olfattiva, tattile o visiva è percepita come due eventi sensoriali distinti ma conviventi.
Nella sua forma più blanda è presente in molti individui, basti pensare alle situazioni in cui il contatto o la presenza di un odore o di un sapore evoca un’altra reazione sensoriale (la vista della frutta che è percepita anche come sapore), ed è spesso dovuta al fatto che i nostri sensi, pur essendo autonomi, non agiscono in maniera del tutto distaccata dagli altri.
Più indicativo di un’effettiva presenza di sinestesia il percepire uno stimolo (ad esempio il suono) con una reazione netta e propria di un altro senso (ad esempio la vista). Per “forma pura” si intende la sinestesia che si manifesta automaticamente come fenomeno percettivo e non cognitivo. Il fenomeno è volontario al punto che il sinesteta puro, vede i suoni e sente i colori.

Adesso andiamo a fare la nanna. Tutto questo preambolo… per introdurre Gianna, che mi ha accompagnato tra le curve prima di casa, ’stasera.

‘notte :-)

P.

Nasce l’alba su di me
mi lascia andare al tuo respiro
e mi accompagno con i ritmi tuoi
ti sento in giro ma dove sei
con tutte quelle essenze che ti dai
non so chi sei non sudi mai sei sempre
più lontano
voglio il tuo profumo
voglio il tuo profumo
voglio il tuo profumo
dammi tutto il tuo sapore
no ti prego no non ti asciugare
se nella notte hai ancora un brivido
animale
sai di vento sai di te
sulla tua pelle addormentata
e mi accarezzo coi vestiti tuoi
ti sento addosso ma dove sei
nella mia stanza calda tu sei tu
stringimi ancora un po’ di più di più
di più la mano
voglio il tuo profumo
voglio ii tuo profumo
voglio il tuo profumo
dammi tutto il tuo sapore
no ti prego non ti insaponare
se nella notte hai ancora un brivido
animale
voglio il tuo profumo
voglio il tuo profumo
dammi tutto il tuo sapore
no ti prego non ti insaponare
se nella notte hai ancora un brivido
animale
voglio il tuo profumo
tutto il tuo profumo
voglio il tuo profumo
dammi il tuo profumo

[G. Nannini]


P.S.  E’ passato un anno, da quella notte. Panta rei.


Jul 21 2009

…troppo presto!!

Ok, calcolato male i tempi stamattina. Ore 7:00am in the middle of nowhere @Agrate :-/
Vediam se mi riesce di trovare il ‘buon caffè’ del mattino.

La radio mi ha fatto un regalo poco fa:

you could have a steam train
if you’d just lay down your tracks
you could have an aeroplane flying
if you bring your blue sky back

all you do is call me
I’ll be anything you need

you could have a big dipper
going up and down, all around the bends
you could have a bumper car, bumping
this amusement never ends

I want to be your sledgehammer
why don’t you call my name
oh let me be your sledgehammer
this will be my testimony
show me round your fruitcage
‘cos I will be your honey bee
open up your fruitcage
where the fruit is as sweet as can be

I want to be your sledgehammer
why don’t you call my name
you’d better call the sledgehammer
put your mind at rest
I’m going to be-the sledgehammer
this can be my testimony
I’m your sledgehammer
let there be no doubt about it

sledge sledge sledgehammer

I’ve kicked the habit
shed my skin
this is the new stuff
I go dancing in, we go dancing in
oh won’t you show for me
and I will show for you
show for me, I will show for you
yea, yeah, yeah, yeah, yeah, yeah, I do mean you
only you
you’ve been coming through
going to build that power
build, build up that power, hey
I’ve been feeding the rhythm
I’ve been feeding the rhythm
going to feel that power, build in you
come on, come on, help me do
yeah, yeah, yeah, yeah, yeah, yeah, yeah, yeah, you
I’ve been feeding the rhythm
I’ve been feeding the rhythm
it’s what we’re doing, doing
all day and night

[P. Gabriel]


Jul 17 2009

Thursday night

Ecco un’appplicazione davvero furba per l’iPhone: il client wordpress. Nulla di meglio di una notte di luglio e della panchina di una stazione per scoprirla.
Dopo una serata con i colleghi in una caldissima Milano, pare sia arrivato il mio tempo per pensare, non avendo di meglio da fare (..il sottile piacere della doccia che mi attende a casa l’ho già consumato di sospiri..). La pinta del pub qua davanti non era male, ma attendere le due al bancone non mi sembrava una grande idea, si sta meglio qua fuori. Le due e dieci per la precisione, complimentoni per la scelta di orario degli autobus sostitutivi.

Dolcemente tranquillo, tante remore si sono sciolte come neve al sole, dimostrazione di come quando si può si fa ciò che si vuole, leggero e spontaneo. Egoistico e spontaneo. Non ho nemmeno voglia di pentimento, rimorso, false ipocrisie. E’ il mio essere, nel suo forse banale essere e mi giudicherò a tempo debito :-)

Fantasticare non costa nulla. Pura, dolce e ingenua fantasia.

Questa panchina a listoni mi sta letteralmente grigliando il fondoschiena, pare sia arrivato il momento di fare due passi, ventotto minuti all’alba.

‘notte

P.


Jul 10 2009

esitazione

A volte è difficile reggere uno sguardo. Anche se è sempre bello cercarlo, coglierlo di sfuggita, intuirlo prima che scappi, prima che venga distolto da altro, paura, circostanza, luogo, occasione, contesto. Sottile complicità ed intesa ovvero semplici pensieri simili, comuni per un istante.

Questo libro ricordo di averlo sfogliato in via Garibaldi a Torino, anni fa. Curioso sia tornato a cercarmi, quante cose sono cambiate nel frattempo.

Nessuna, a ben vedere.

“A tavola e nell’alcova si invita una volta sola”

P.

[edit 20090712]

Devo rivedermi il film.. le 180 pagine del libro sono volate via in un soffio, tra profumi e sapori più o meno esotici da immaginare :-)


Jul 7 2009

Loren Ipsum

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Ok, ho appurato che ’sto css sotto firefox scazza alla grande.

Hey P, domani son trenta. Giro di boa, statisticamente sei a metà strada. Oggi cercavo di ricordare gli altri otto luglio passati, stranamente rimossi, proprio non li fermo. Rammento 1300Km nel ‘98, vasca incredibile a St. Etienne. Ricordo un tulipano infranto che ancora brucia. Ricordo il primo masterizzatore, le trote in val Vigezzo, il lago delle betulle. A trenta non c’arrivo in ogni caso… e va bene così.

So cosa voglio dai prossimi mesi, diamoci da fare.

Auguri P

‘notte

P.


Jul 6 2009

rainy night

Una volta egli le disse: “Tu sei come me, sei diversa dalla maggior parte delle altre persone. Tu sei Kamala, e nient’altro, e in te c’è silenzio, un riparo dove puoi rifugiarti in ogni momento e rimanervi a tuo agio; anche a me succede così. Ma poche persone posseggono questa dote, sebbene tutti potrebbero averla.”

[...]

Pioggia fiacca, pioggia estiva
dai cespugli rumoreggia, rumoreggia dagli alberi.
Com’è bello e benedetto
sognare ancora a sazietà.

Fuori a lungo me ne stetti nella luce,
desueta mi è quest’onda:
dimorare nel proprio intimo
da nessuna terra estranea essere attratto.

Niente desidero. Niente bramo,
accenno lievi canti infantili,
stupido a casa sono approdato
nella vaghezza calda dei sogni.

Cuore, come sei lacerato dalle ferite,
come sprofondi cieco e beato
di non pensare, di non sapere,
solo alitare, solo sentire.

[Hesse]


Jul 3 2009

luna.

Sull’asfalto del viale la luna fa un lago
silenzioso e l’amico ricorda altri tempi.
Gli bastava in quei tempi un incontro improvviso
e non era piú solo. Guardando la luna,
respirava la notte. Ma più fresco l’odore
della donna incontrata, della breve avventura
per le scale malcerte. La stanza tranquilla
e la rapida voglia di viverci sempre,
gli riempivano il cuore. Poi, sotto la luna,
a gran passi intontiti tornava, contento.

A quei tempi era un grande compagno di sé.
Si svegliava al mattino e saltava dal letto,
ritrovando il suo corpo e i suoi vecchi pensieri.
Gli piaceva uscir fuori prendendo la pioggia
o anche il sole, godeva a guardare le strade,
a parlare con gente improvvisa. Credeva
di saper cominciare cambiando mestiere
fino all’ultimo giorno, ogni nuovo mattino.
Dopo grandi fatiche sedeva fumando.
Il piacere piú forte era starsene solo.

E’ invecchiato l’amico e vorrebbe una casa
che gli fosse più cara, e uscir fuori la notte
e fermarsi sul viale a guardare la luna,
ma trovare al ritorno una donna sommessa,
una donna tranquilla, in attesa paziente.
E’ invecchiato l’amico e non basta piú a sé.
I passanti son sempre gli stessi; la pioggia
e anche il sole, gli stessi; e il mattino, un deserto.
Faticare non vale la pena. E uscir fuori alla luna,
se nessuno l’aspetti, non vale la pena.

[Pavese]