Aug 30 2010

un tocco sopra un tocco

Sono entrambi convinti
che un sentimento improvviso li unì.
E’ bella una tale certezza
ma l’incertezza è più bella.

Non conoscendosi prima, credono
che non sia mai successo nulla fra loro.
Ma che ne pensano le strade, le scale, i corridoi
dove da tempo potevano incrociarsi?

Vorrei chiedere loro
se non ricordano -
una volta un faccia a faccia
forse in una porta girevole?
uno “scusi” nella ressa?
un “ha sbagliato numero” nella cornetta?
- ma conosco la risposta.
No, non ricordano.

Li stupirebbe molto sapere
che già da parecchio
il caso stava giocando con loro.

Non ancora del tutto pronto
a mutarsi per loro in destino,
li avvicinava, li allontanava,
gli tagliava la strada
e soffocando un risolino
si scansava con un salto.

Vi furono segni, segnali,
che importa se indecifrabili.
Forse tre anni fa
o il martedì scorso
una fogliolina volò via
da una spalla all’altra?
Qualcosa fu perduto e qualcosa raccolto.
Chissà, era forse la palla
tra i cespugli dell’infanzia?

Vi furono maniglie e campanelli
in cui anzitempo
un tocco si posava sopra un tocco.
Valigie accostate nel deposito bagagli.
Una notte, forse, lo stesso sogno,
subito confuso al risveglio.

Ogni inizio infatti
è solo un seguito
e il libro degli eventi
è sempre aperto a metà.

[W. Szymborska]


Aug 29 2010

sedulous.

‘Notte.

P.


Aug 22 2010

mOOnagain

Tu mi vestirai d’argento,
e alla mia morte la luna spunterà – Pierrot celeste,
sorgerà il rosso pagliaccio ai quattro venti.

La morta luna è senza scampo muta,
non ha svelato nulla a nessuno.
Chiederà soltanto alla mia amica
a che scopo un tempo io l’abbia amata.

In questo sogno furioso a occhi aperti
mi capovolgerò col viso morto.
E il pagliaccio spaventerà la civetta,
tinnendo di sonagli sotto il monte…

Lo so: vecchio è il suo aspetto grinzoso
e impudico nella nudezza terrena.
Ma si leva l’ebrietà funesta
verso i cieli, l’altura, la purezza.

[Blok]


Aug 15 2010

adeepee #1

“…il mio habitat è fatto di fieno e nitriti…”
[a.d.p.]


Aug 14 2010

agosto, notte

I torrenti della mia valle sono gonfi di pioggia, li sento brontolare non troppo lontani. Fa quasi freddo, questa vigilia di ferragosto. Non male per dormirci sopra, per riposare :)

‘Notte P.


Aug 13 2010

G.

[Interno - tardo pomeriggio]

Che caldo! Mai sentito un caldo così soffocante. Strano, sembrava inverno fino a ieri… E ora, alle sette di sera, non si respira. Proviamo sul balcone.
Guarda che roba: si trasforma la città ai primi caldi. E anche più silenziosa, bella compatta… una caldaia. Sembra che fumi. Meglio chiudere le persiane e stare fermi.
È finita. Questa volta è proprio finita. Lei ha deciso di andarsene. Non la rivedrò più. Benissimo!
Tre anni, un amore folle… forse più lei di me. Era così innamorata… E io, devo dire, negli ultimi tempi non ne avevo neanche un gran bisogno. Non gliel’ho mai detto per non farla soffrire. Ecco: mi ha lasciato lei. E brava Cristina, ha fatto bene.
Che caldo! Certo che anche lei… lasciarmi con questo caldo… In genere preferisco che mi lascino d’inverno. Comunque è un bene che lo facciano loro. Io non lascio mai… per principio; anzi, per vigliaccheria. Ci ho paura. Le donne possono fare di tutto. Una volta ho detto a una: “Ti lascio.” PUM! Svenuta. Tutta la gente intorno: “È lui, è lui… assassino!” Aceto, sali… Rinviene. “Andiamo a casa, amore… per carità, come non detto.” Non sono contente le donne quando non le ami più. Da allora io… zitto. E lei: “Ma tu non mi ami?!” “Sì che ti amo, per dio!”
Tutte così le donne, tutte uguali. Cristina, no. Non sviene. S’ammazza. Cioè, si ammazzava… voglio dire… non ora… ora torna dal marito, tranquilla. È la prima volta che mi lasciano per il marito. E la sensazione non è bella. Che ci farà col marito?!… Che caldo!
E pensare che voleva fare un figlio… con me. E io no. Anzi, avevo il terrore di rifare un’altra famiglia.
Ecco cosa ci avevo con Cristina: un’attrazione fisica fortissima, mai provata. Bastava che ci si sfiorasse, e io… TUM!… subito. Che riflessi! Ma l’amavo davvero… non è che non l’amassi. Non avevo voglia di fare progetti e basta. È per questo che mi ha lasciato… Questo voleva Cristina. Cristo, che caldo!
Me lo poteva anche dire subito: o il figlio o niente. Ma possibile che tutte vogliano un figlio da me!… E chi sono? Un toro?!…
È vero, è vero, la colpa è mia, lo so… E non mi prendo responsabilità… bene!… Sono egoista… bene!… Vivo al momento… bene! Ho paura di invischiarmi… bene!… Sì, sì, lo so… Vigliaccheria, vigliaccheria. Ma santo Dio, si scopava così bene… che c’entrano i figli?!
Lei aveva una gonna chiara e camminava un po’ avanti a me sulla pensilina che porta ai treni. È lì che mi ha detto che era finita, poco prima di partire. Non era né allegra né felice. Le stazioni sono il posto ideale per certe malinconie. Non volevo che finisse così. Ma tutte le parole che ho trovato per fermarla non avevano risonanza. Subito dopo camminava già verso il suo scompartimento. Avrei dovuto richiamarla. Lei se ne andava per sempre. La pensilina si era riempita improvvisamente di silenzio. A trenta metri di distanza la mia donna, una figurina lontana e sola, sembrava che radunasse lentamente tutte le ombre della sera attorno alla sua gonna. Ti resta solo un nodo alla gola. Addio Cristina!
Bello quest’addio… alla stazione. Poetico… Tutto intriso di malinconia, di dolore. Ogni tanto ci si lascia prendere da qualcosa che assomiglia a un sentimento vero. No, perché è bene saperlo se uno soffre o no. Dunque: tre mesi fa stavo per lasciarla io… per l’australiana. E lei: un dolore!… Il Leopardi, sembrava… Esagerata!
Ora è lei che mi lascia. E diciamo la verità: un po’ mi dispiace. Sì, un po’. Non si deve rischiare di ingigantire. È un dolorino. Un piccolo fastidio… un dolorino. Ecco, è questa pulizia del sentimento che è importante. Certo che se l’avessi lasciata io ai tempi dell’australiana…
(un po’ risentito) No, il fatto e che mi lascia così… improvvisamente… dopo tre anni… alla stazione… due parole: addio. Non è possibile che non mi pensi. Perché non mi chiama… Ma sì, cosa ci vuole… una telefonata!… Lo sa che per me sarebbe tutto… in questo momento. Che scemo! Non ci sono mica i telefoni in treno. Ma, chi lo sa… un miracolo. È così che si diventa cattolici! Eppure sono sicuro che se lei volesse… certo… si potrebbe fermare a Genova… cambiare treno, tornare indietro… telefonare, scrivere… si possono fare dei telegrammi bellissimi da Genova. Noleggiare cavalli, aeroplani, biciclette… Raggiungermi… Vederla arrivare qui col cuore in gola… Ecco cosa mi ci vuole… Per amore si fa questo e altro. Io lo farei. Io, quando voglio bene, mi arrampico sui vetri… faccio di tutto… Sì, perché a Genova ci vado a piedi, io!
Sto esagerando. È una storia finita e basta. Non è la prima. E poi non è mica una tragedia. Dopo un po’ passa. Non è mica morto nessuno… Lei mi lascia… e io mi ammazzo. Mi butto. Mi butto dalla finestra, va bene? No, uno magari pensa: la riconquisto. Non si rimonta mai. Fai un sacco di discorsi, belli anche, di quelli che fanno colpo. Quale colpo?!… Una volta facevano colpo. Ma cosa parlo a fare, cretino! Con questa faccia da perdente… Un pugno ci vorrebbe: PUM!… invece di inciampare sulle parole, un fiume di parole… che quella poi va a casa e dice: “Ma che ha detto?! Niente!” PUM!… Invece, quello sì che se lo porta a casa. Tanto non si rimonta. Hai voglia di averci ragione. Non si rimonta mai con le parole. Col suicidio… ecco, col suicidio si rimonta: tie’! beccati questa. Così impari. Non lo sapevi tu chi ero io. Ecco, ora lo sai: un cadavere. Ma guarda se questa mi doveva ridurre così! Non si sta mai tranquilli. Avevo appena finito di pagare la casa. Mi lascia… E poi chi è quel deficiente che dice che è un dolorino?!… Ma quale dolorino… Soffro come una bestia. Ma lei lo saprà cos’è il mio dolore? No, perché magari non lo sa. Allora: tie’! Perché il mio è più grosso del tuo. Io ti butto addosso tanto di quel dolore che il Leopardi diventa un allegrone. Glielo ridicolizzo il poeta! Ma poi chi se ne frega dei poeti… No! Torna dal marito, lei… E magari fanno anche l’amore, questi viziosi… con quel suo corpo da mamma, da animale. Via, via!.. Basta!.. È finita! È finita!.. Che cosa vuoi che me ne importi di quella schifosa che va a letto anche con suo marito! Aria… ho bisogno di aria. (va alla finestra)
Come sono strani i cortili dei condomini… un misto di prigione e di giardini pubblici… con quei fiori che si arrampicano sui muri scalcinati. Era una sera come questa… che aveva rubato delle rose, Cristina… e saliva le scale. Cristina!… Non importa… passerà. Dovrà pur sciogliersi questo nodo alla gola!.. Sì, mi calmo… mi calmo.
La stanza si è immersa nel silenzio e nel buio. II soffitto mi pesa addosso, trasudante, compatto. Completamente nudo mi muovo appena sotto il lenzuolo bianco, sottilissimo. Lo stringo con i denti, con le labbra. Poi lo sposto, lo sollevo in aria… si gonfia, ricade adagio… Un brivido… Cristina, sto male, sto tremando, ho la febbre… e sudo, e sudo, e sudo… e invoco… e deliro. E ancora una volta sudo dalla testa ai piedi. Mi passo una mano sui corpo, caldo, caldissimo, bagnato… sulle cosce, sulla pancia, e poi… Cristina, Cristina, Cristina!.. L’immagine si fa più pressante, corporea. Anche lei e tutta sudata, sudatissima. Le sue mani sul mio corpo… sì, le sento: allucinazione, ricordo, dolore, stordimento, stanchezza, eccitazione, forse… ma in delirio. Ora mi giro e strofino il mio corpo contro il letto. Forse sussurro anche qualcosa… Ma certo, e un attimo: lacrime, calore, saliva, frasi, membra, rimpianti, globuli, liquefazione, tutto… tutto si riversa sui lenzuolo.
Addio Cristina.

[Signor G Gaber - Luporini]


Aug 5 2010

cinque agosto.

***

Un sorriso.

P.


Aug 4 2010

∏oæΤα

Ti ritrovo in bilico d’apnea
le mani strofinacci
che di nuovo sei in balia
di una rima che allacci.

Di parole si può vivere
mi hai detto stamattina
mentre un sole stretto
apriva nuvole.
Come sono quando pensi a me?
Un nome, un suono di due sillabe?
O il centro di un qualcosa
che non si crea?
L’istinto a cui si è arresa
ogni tua idea?
Potessi amore esser nemmeno una donna
ma il punto esatto del foglio
dove ti scivola nero il tratto di penna.

Sbuco da un riflusso di pazzia
e muto adesso, tu di ghiaccio,
sembri già in balia
di un altro abbraccio.

Cos’è un uomo senza più realtà…
Un nome, il suono di una pagina…
Sei il centro di un qualcosa che non si crea…
L’istinto a cui si è arresa
ogni mia idea.
Ma se potessi amore
soffiarti via quel pensiero
che a tratti
mi pare ti toglie il respiro…
e la moglie dagli occhi.

[M. Gazzé]


Jul 19 2010

Work in process (acronym: WIP).

Just-in-time (acronym: JIT) production is a concept to reduce work in process with respect to a continuous configuration of product.
Just In Sequence (acronym: JIS) is a similar concept with respect to a scheduled variety in sequence of configurations for products.
[Wikipedia]

Proud to be WIP. La commessa non è definita, ma ci stiam lavorando comunque attorno.

P.


Jun 29 2010

name.day

Milano gocciola i suoi trenta gradi.. ed io con lei, in questa notte di fine giugno. Le facciate dei palazzi piangono condensa dal respiro sommesso dei compressori. E questa luna comanche è davvero grande così in fondo ai viali…!

‘Notte

P.


Jun 21 2010

Solstice – 2010.06.21

E’ davvero estate.

***
P.


If we shadows have offended,
Think but this, and all is mended,
That you have but slumber’d here
While these visions did appear.
And this weak and idle theme,
No more yielding, but a dream,
Gentles, do not reprehend;
If you pardon, we will mend.
And, as I am an honest Puck,
If we have unearnéd luck,
Now to ’scape the serpent’s tongue,
We will make amends ere long:
Else the Puck a liar call. So good night unto you all.
Give me your hands, if we be friends,
And Robin shall restore amends.

[Puck - A Midsummer Night's Dream]


Jun 19 2010

iron thoughts

The Iron is the best antidepressant I have ever found. There is no better way to fight weakness than with strength. Once the mind and body have been awakened to their true potential, it’s impossible to turn back.

The Iron never lies to you. You can walk outside and listen to all kinds of talk, get told that you’re a god or a total bastard. The Iron will always kick you the real deal. The Iron is the great reference point, the all-knowing perspective giver. Always there like a beacon in the pitch black.

I have found the Iron to be my greatest friend. It never freaks out on me, never runs. Friends may come and go.
But two hundred pounds is always two hundred pounds.

[H. Rollins]


Jun 14 2010

risaie

Dormirò tra due guanciali.

‘Notte :)

P.

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Ma il mio paese, il paese del mio cuore,
è là nelle piane lombarde, in Lomellina,
il paese delle nebbie e delle placide acque
che per diecimila canali si ritrovano in Po.

Al tempo dei risi, quando le mondine
calano a reggimenti dalle loro tradotte
e scaricano i sacchi e le casse
sui marciapiedi delle stazioni

allora è da vedere la Lomellina
come si canta per le strade a braccetto
piemontesi bresciane e bergamasche
e più brave di tutte, coi baschi rossi, le emiliane!

[G. Piovano]



Jun 10 2010

c a r a

Poesia vera, Lucio…

‘Notte, spengo la luce e così sia.

P.

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Cosa ho davanti, non riesco più a parlare
dimmi cosa ti piace, non riesco a capire, dove vorresti andare
vuoi andare a dormire.
Quanti capelli che hai, non si riesce a contare
sposta la bottiglia e lasciami guardare
se di tanti capelli, ci si può fidare.

Conosco un posto nel mio cuore
dove tira sempre il vento
per i tuoi pochi anni e per i miei che sono cento
non c’è niente da capire, basta sedersi ed ascoltare.
Perché ho scritto una canzone per ogni pentimento
e debbo stare attento a non cadere nel vino
o finir dentro ai tuoi occhi, se mi vieni più vicino………

La notte ha il suo profumo e puoi cascarci dentro
che non ti vede nessuno
ma per uno come me, poveretto, che voleva prenderti per mano
e cascare dentro un letto…..
che pena…che nostalgia
non guardarti negli occhi e dirti un’altra bugia
A..Almeno non ti avessi incontrato
io che qui sto morendo e tu che mangi il gelato.

Tu corri dietro al vento e sembri una farfalla
e con quanto sentimento ti blocchi e guardi la mia spalla
se hai paura a andar lontano, puoi volarmi nella mano
ma so già cosa pensi, tu vorresti partire
come se andare lontano fosse uguale a morire
e non c’e’ niente di strano ma non posso venire

Così come una farfalla ti sei alzata per scappare
ma ricorda che a quel muro ti avrei potuta inchiodare
se non fossi uscito fuori per provare anch’io a volare
e la notte cominciava a gelare la mia pelle
una notte madre che cercava di contare le sue stelle
io li sotto ero uno sputo e ho detto “OLE’” sono perduto.

La notte sta morendo
ed e’ cretino cercare di fermare le lacrime ridendo
ma per uno come me l’ ho gia detto
che voleva prenderti per mano e volare sopra un tetto.

Lontano si ferma un treno
ma che bella mattina, il cielo e’ sereno
Buonanotte, anima mia
adesso spengo la luce e così sia.

[L. Dalla]